Walking, Thinking and Making Landscape

9 giugno 2017 8:51 di jazzi

Criteri di progettazione, metodi e strumenti di lavoro nella pratica dello studio svizzero Vogt Landscape Architects.

di Francesco Garutti.

Distance & Engagement – Walking, Thinking and Making Landscape, di Alice Foxley, Lars Müller Publishers 2011 (455 pp. 80,50 Euro)

Forse il modo migliore per iniziare la lettura di Distance & Engagement è aprire il volume all’altezza della sezione “Glossary”: otto pagine di parole e definizioni posizionate, non a caso, al centro del libro. Si tratta di una sezione di terminologia che intreccia il vocabolario fortificazioni alla storia dell’arte – e che invita il lettore a fare sua ogni sfumatura del testo, a scoprire aneddoti e molteplici riferimenti di una monografia che non si offre al pubblico come dispositivo per presentare i progetti e l’opera dello studio zurighese, quanto il suo metodo di lavoro, l’approccio sperimentale e investigativo al paesaggio.
Distance & Engagement – Walking, Thinking and Making Landscape è infatti edito da Alice Foxley, la responsabile del dipartimento di Search and Research dello studio diretto da Günther Vogt; sfogliandolo si svela come un catalogo di svariate discipline – dalla geologia alla botanica, dall’ingegneria delle catalogo di studi, analisi, mappature, pratiche di rilievo e ipotesi di restituzione e intervento.

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Centrale per avvicinarsi alle metodologie di lavoro dello studio è la “Walker’s Perspective”: camminare nel paesaggio per misurarne proporzioni e distanze, attraversare a piedi i territori e le città per restituirne forma e caratteristiche attraverso un’esperienza di partecipazione e non solo di rilievo. Il racconto del paesaggio non è altro che la sovrapposizione tra l’analisi fatta, lo studio analitico del viaggio sulla carta e l’esperienza realmente vissuta, la consapevolezza spaziale generata dal cammino: non è un caso dunque che Vogt citi Hamish Fulton, artista camminatore inglese, e faccia riferimento alla capacità poetica e al contempo scientifica di Levi-Strauss di interpretare i fenomeni sociali. Dopo “Miniature and Panorama”, una panoramica sui progetti di Vogt Landschaftarchitekten nel mondo dal 2000 al 2006 – dalle collaborazioni con Herzog&de Meuron per Allianz Arena e Laban Center ai lavori con SANAA, Meili Peter Architekten e Olafur Eliasson – in questo secondo volume Alice Foxley ci guida all’interno del workshop/laboratorio dello studio, tra modelli e cartografie, così come tra le pianure dell’alta valle del Reno in Svizzera e i parchi naturali che circondano la regione di Londra. Ricerca scientifica, metodo analitico e classificazione sono strategie alle quali intrecciare l’esperienza e la percezione personale del luogo.

Ri-campionare, ri-progettare pezzi di natura, importare sezioni di geografia da un territorio a un altro non è una pratica forzatamente artificiosa, rientra invece nella logica di utilizzo della natura come materia progettuale. E ogni materiale va scelto con cura e attenzione. Così il progetto per la London Parliament Square ripropone, attraverso la piantumazione di diverse specie di ciliegi, la tipica macchia che caratterizza le colline del Somerset e di tutta l’Inghilterra – la relazione che questa genera tra topografia e landmark naturale – trasportando così nel cuore dello spazio pubblico di Londra un assemblaggio di elementi naturali riconoscibili, di grande valore simbolico, sotto le cui fronde è forse istintivo raccogliersi.

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Allo stesso modo, lo schema per il Novartis Campus Park a Basilea, adiacente al corso del Reno e da realizzare sulla superficie in cemento di un grande parcheggio sotterraneo, viene progettato come fosse una porzione della valle del fiume stesso in epoca preistorica. Un frammento di storia di paesaggio locale nascosto e dimenticato che riaffiora così tra il campus dell’azienda e il fiume, un vero e proprio modello progettato per terrazze e terrapieni che si presenta come stratificazione geologica modellata a mano, una nuova pianura alluvionale disegnata per strati inclinati per facilitare drenaggio e smaltimento delle acque. “We are Geomorphic Agents!”, sottolinea la Foxley in un capitolo cruciale del volume.

Il salto di scala nella pratica di Vogt, paesaggista in un certo senso vicino per metodologia ad altri architetti elvetici come il basilese Zumthor, è una strategia che accompagna ogni lavoro dello studio. Il territorio è analizzato dal punto di visto geomorfologico per comprenderne a pieno il funzionamento: ogni maquette di studio e modello di progetto è concepito e realizzato come una miniatura mirata a riprodurre la realtà materiale del luogo, utilizzando spesso, per la riproduzione in scala, materiali e tecniche costruttive affini alla realtà, procedure artigianali.

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Così gli studi per le piantumazioni dell’area sud di Tate Modern, dove dovrà sorgere l’ampliamento del museo a opera di H&dM, sono realizzati a mano, a china, foglia per foglia, fusto per fusto. Come silhouette nere su carta a quadretti – ricordano quasi le sagome scure dell’artista Kara Walker – questi disegni costituiscono un catalogo tanto scientifico quanto artigianale di un’infinita gamma di possibili combinazioni naturali. Il disegno a mano diviene strumento appropriato per definire densità, forma e carattere del fogliame e della struttura della pianta.

Pubblicato da Domus il 17 Giugno 2011.

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