Home

Il bando di concorso è chiuso
Al vento stanno le bandiere

Voce a vento

Al vento stanno bandiere, aquiloni, preghiere, saluti per i nomadi, vele che viaggiano, teli che proteggono, panni che asciugano: una differente famiglia di parole che tiene vivo negli occhi il racconto di ogni uomo.

’è un’ora del giorno in cui l’umidità diventa un elemento materiale, non più vapore gassoso ma calore percepito, sostanza complice dello stare in un luogo. È quello il momento che definisce il passaggio dal pomeriggio al tramonto, quel repentino calare della temperatura che altera la presenza d’acqua, soprattutto nelle vicinanze del mare. È stato quello il momento d’inizio di Voce a vento, opera site-specific di Claudia Losi sul Monte Bulgheria. Si tratta del primo intervento artistico promosso dall’Associazione Jazzi, in cui Claudia Losi propone un’azione poetica di carattere visivo e sonoro. L’intento è percepire e raccontare i luoghi, restituendo spazio e senso ad un immaginario collettivo del territorio. Si tratta di un “rimettere al mondo” la memoria dello spazio attraverso un rapporto reale e fisico con e nei luoghi (Landscape-Mindscape-Walkscape). Musicato da Meike Clarelli, il testo è interpretato dalle voci di una trentina di donne disposte lungo un sentiero.

Se la ragione del tramonto e della poetica della fine del giorno appare chiara, meno ovvia è la scelta di portare un canto di donne nei luoghi spesso interdetti alla componente femminile del mondo. La montagna è fatta di sentieri impervi, uomini solitari accompagnati dalle greggi che spesso attribuivano il femminino alle stelle, unica compagnia e vicinanza nelle notti di transumanza. Riportare le voci di donne sul monte significa ristabilire un equilibrio e al contempo proporre un esercizio ribelle, far risuonare quei fili di natura e di presenza che sono stati sopiti, interdetti, sottratti.

Così, in questa poetica di somma e sottrazione, parte il percorso dei fruitori dell’evento, che sono parte presente e necessaria, proprio perché la voce assume senso solo se udita, il canto è racconto solo quando può risuonare.

 

I partecipanti si dipanano con un fluire disordinato dallo spiazzo dell’Annunziata, scogliera sul paese di Licusati e sugli ulivi millenari. Il gruppo si compone di volti conosciuti e di nuovi incontri occasionali, e dai van parcheggiati scendono corpi di donne prima invisibili in nero, poi mimetici in questi abiti che riprendono i colori delle rocce, della terra.

Voce e vento inizia così. Ci distribuiamo in una sorta di fila, di treccia corposa di persone, che inizia la ripida salita verso la Cropana. L’aria si alza, il vento inizia ad attraversare i rami, a tagliare in obliquo le traiettorie di cammino, a sferzare tra le pietre lisciate e i cespugli di rovi.

A metà della salita di cemento che costeggia gli ulivi si intravede il primo cono di tessuto e si sentono e comprendono i primi versi: “carbonato di calcio, le pietre di bianco / doline di vuoto, le pietre di bianco / fossile di mare antico, le pietre di bianco / calcari del tempo, le pietre di bianco / argilla di vita, le pietre di bianco / correnti di torbida, le pietre del bianco”.

C’è la prima figura tra i cespugli, un cono di stoffa – manica a vento antropomorfa – che fa risuonare le pietre e guida il cammino, in cui il suono dei passi sulle sterpaglie e sui sassi è quasi una percussione, elemento sonoro che accompagna la singola voce, che resta sola per poco. L’eco diventa canone, e altre voci dal crinale del sentiero riprendono “fossile di mare antico, le pietre di bianco”; rendono il singolo vocalizzo un coro, e il gruppo un noi, che sale avvolto nei suoni, intervallati dai fischi del vento.

quanto tempo è passato? / dal lutto divino / quanto tempo è passato? / dai canti preghiera / quanto tempo è passato? / dalle rime d’amore / quanto tempo è passato? / dai sacrifici di carne / quanto tempo è passato? / dalle lotte fraterne / quanto tempo è passato? / dagli addii incompiuti / quanto tempo è passato? / dal senza ritorno”

 

jpg

 

La strada si apre verso la montagna, e inizia la linea delle maniche a vento: sono pesci, carpe giapponesi ma anche reti di pescatori, catarifrangenti, coni di stoffa e pezzi di pane di Pollicino. Il vento soffia verso il mare, un arcobaleno interrotto spunta dal monte Bulgheria, incornicia il paese di Camerota, tra le nubi ora color acciaio, ora con le stesse sfumature cangianti delle acciughe di Menaica.

 

Leggi tutto

Camminare per raccontarlo #2

Oggi viene pubblicata la seconda parte del longform di Fabrizio Spinelli, la prima parte si può leggere qui: http://www.jazzi.it/2018/08/30/camm...

Leggi tutto

Camminare per raccontarlo #1

Oggi viene pubblicata la prima parte del longform di Fabrizio Spinelli, la seconda sarà online fra una settimana.    di Fabrizio Spinelli. ...

Leggi tutto

Partner

Patrocini